mercoledì, 07 giugno 2006
C'eeera una vooolta una gatta....che aveva una macchia neeera sul muuuso e un vecchia...soffitta vicino al mar...
Ho sempre odiato qsta canzone. E anche quell'altra, Alice guarda i gatti i gatti guardano nel sole, tristissima e poco beneaugurante, per una che si chiama...Alice, appunto.Mi danno fastidio le canzoni coi gatti, evidentemente.
Per il resto tutto bene. Il Paradiso di Dante mi succhia ogni energia vitale, procedo a rilento e si fa di giorno in giorno più forte il bisogno di bestemmiare tutte le Intelligenze Angeliche.
Tutto è pervaso di ardore di carità, di cori beati, di anime appagate e gentlli e tutto è luminoso, tremendamente lucente, abbagliante...
(devo ricordarmi di guardare Ogni cosa è illuminata, è un film. Forse parla di ebrei e ricerche di radici...ma non sono sicura, cmq ho sentito dire che è bello).
Procedo a rilento, tre canti al dì, prima e dopo i pasti. Arriverò purgata e santa al trentatreesimo, pronta per sfoggiare il mio sapere all'assistente, il dottor gubarucci@libero.it, eh si presenta direttamente con l'indirizzo mail, povero ragazzo. Sembra uscito da GoodbyeLenin, lui è quello che si è risvegliato appena ieri dal coma: Clarks consunte, magliettine a righe, occhiali dalla montatura spessa. Ci siamo fatti una bella disquisizione sul sottobosco psicanalitico della Mirra di Alfieri, mi ha dato ventisette emmezzo, è un bravo ragazzo.
postato da: Alilander alle ore 23:18 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 21 maggio 2006
A voce più ch'al ver drizzan li volti
   e così ferman sua oppinione
   prima ch'arte o ragion per lor s'ascolti.
Dante, Pur.XXVI


postato da: Alilander alle ore 10:04 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 19 maggio 2006
Quando mi diparti' da Circe, che sottrasse
me più d'un anno là presso Gaeta,
prima che sì Enea la nomasse,
nè dolcezza di figlio, nè la pietà
del vecchio padre, nè 'l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,
vincer potero dentro me l'ardore
ch'i' ebbi del divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore;
.....

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,
quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avea alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
chè de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fè girar con tutte l'acque:
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com'altrui piacque,
infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.
postato da: Alilander alle ore 17:15 | Permalink | commenti (2)
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