domenica, 30 agosto 2009

è uno scherzo guarda non cado
io volo.
martedì, 31 marzo 2009
Tristemente, ma si può.
Non poi così tristemente, su. Basta evitare come la peste quella folla di inviti per aperitivi che affastellano la mia impegnatissima agenda, vale a dire limitare ulteriormente la vita sociale, e imparare a ordinare un analcolico alla frutta senza giocarsela ogni volta a pari o dispari per la vergogna ...anche se le serate a base di morra cinese stanno tornando di moda. Ma non volevo parlare di questo.
Non volevo parlare di niente, in realtà, solo procrastinare(!!!) ulteriormente il momento in cui dovrò spararmi 350 pagine di giardino romano, di cui non mi frega una cippa, entro domani. L'ho stabilito io che è entro domani, per dare un pò di pepe a questo pomeriggio già frizzantissimo. Pensate che tra poco devo, udite udite, andare in discarica! E poi devo portare quei fantastici legni del millenovecentoventi al negozio. Me li avevano spacciati per sci da slalom, ma evidentemente erano dei pezzi di rotaia slaminata. E' una storia che parte da molto lontano, settimana scorsa.
La tanto propagandata Gara Sociale sulle candide nevi di Champoluc si era tradotta in un successo di pubblico e in una messe di risultati brillanti, tanto che il Saetta dopo venticinque anni che scìo a rispettabilissimi livelli si è accorto di avere due figlie versate in tale pratica, non solo una, come da sempre andava divulgando. Così, in vista dei campionati provinciali del weekend successivo, il Saetta aveva espresso con le lacrime agli occhi e il cuore traboccante d'orgoglio il desiderio che entrambi i virgulti partecipassero alle competizioni; per dare corso al suo folle piano e troncare ogni obiezione mi si era presentato a casa con un paio di sci da slalom tutti per me. Quindi sabato mattina alle sei meno dieci ero sul cancello di casa, inguainata nel tutino da gara d'ordinanza, in attesa che Lus mi raccogliesse. Chiaramente la notizia del mio ritorno alle gare aveva fatto il giro della provincia e alla partenza della seggiovia venivo puntualmente dileggiata, ma anche un pò ammirata, tipo una bestia rara. E deficiente. Eddai, sì, deficiente. Ultima gara pervenuta: gennaio 2003. Seguono anni di intenso basket, infortuni raccapriccianti e virata totale verso il granturismo e lo sci alpinismo, con conseguente adattamento dell'attrezzatura tecnica. Questo per dire che mentre io infilavo gli scarponi da pista, Bagnasco firmava la mia scomunica. Il peggio cmq, è stato toglierli.
Naturalmente nevicava di bruttissimo. In partenza mi hanno messo su con lo scotch da pacchi dei parastinchi e mi hanno detto Vai con Dio. Lungo il percorso si era appostato uno dei miei mille cugini con la telecamera, nel filmato si sente chiaramente come lo insulto.
Alla fine mi sono piazzata clamorosamente ultima.
A onor del vero, però, nella seconda manche sono caduta, sono risalita due porte e sono ripartita per puro spirito patriottico. Senza quest'incidente sono sicura che almeno quella culona maledetta alta come un paracarro la battevo! Mia sorella invece cadendo e risalendo uguale è arrivata seconda.
Mi sa che il Saetta tornerà a ignorarmi.
martedì, 30 dicembre 2008
domenica, 07 settembre 2008
lunedì, 17 marzo 2008
Io amo la primavera e i saltini con gli sci.
Soprattutto quei saltini di quando si scende facendo "bordissimo", che sarebbe il terzo stile, insieme a "filante sul piano" e "taca giò sul ripid", che distingue Lo Sciatore dallo sciatore della domenica. Ieri però non c'era nessuno, nemmeno gli svizzeri osavano: solo noi e kilomentri di incontaminata neve fresca e vertigini.
Anni e anni di sci e ancora mi emoziono per una discesa, wow!
mercoledì, 31 ottobre 2007
Ho una stilo usa getta per le mani, emblema di consumismo estremo.E infatti la consumerò tutta, qui sul balcone, mentre pranzo in stile nordico e minimalista: tè , pane e formaggio.
Tira un vento incessante, scende a folate sulla piana. L'erba sbattuta ondeggia e si infrange sotto un mare di nuvole e il sole mi disegna un'ombra netta sul muro, così nitida non sono stata mai. E' una luce tagliente, scolpisce i contorni e annulla le prospettive.
Mi bruciano gli occhi, una guancia gelata e l'altra in fiamme. Intanto i bambini giocano a buttarsi contro vento inseguiti dagli anatemi, e dai maglioni, materni. tanti piccoli Ariel della tempesta con i capelli elettrici.
venerdì, 23 febbraio 2007
Scrivo dalle paludi dell'infanzia, dalle nebbie della febbre dei denti.
Stanotte in preda ai brividi ho sognato interminabili distese di ghiaccio, percorse da cordate di omini in completo di velluto e sci di betulla. Arrancavano senza sosta verso un valico ventoso, senza avanzare di un solo metro. Poi aspettavo qualcuno alla partenza della funiva di Alagna, con in spalla degli sci rossi che continuavano ad aprirsi e scivolarmi giù. Non è arrivato nessuno, quindi mi sono alzata e sono rimasta a fissarmi nello specchio del bagno per un quarto d'ora, cercando stoicamente di tenere aperti gli occhi, nonostante la luce fortissima. Mi ricordo che a un certo punto ho detto "Va beh" ad alta voce e poi sono scivolata nel buio fino alla cucina, per mangiare un biscotto.
Sono il primo caso al mondo di ragazza con zanna di elefante al posto del dente del giudizio.
Stamattina ho tentato invano di spiegare a mia mamma l'ilarità della Signora dei Gatti dei Simpson, mimandole anche qualche scena. Non ce l'ho fatta. Allora le ho raccontato le ultime vicissitudini di Federico Torino, a cui si smagnetizza a sorpesa la chiave del fiorino e deve continuare il viaggio con la bici che appositamente carica ogni mattina nel baule. L'ultimo avvistamento è di due settimane fa, arrivava alla redazione di alp con quaranta minuti di ritardo su graziella e con sci a spalla. Ma mentre parlavo lei inveiva contro una macchina mal posteggiata in pieno incrocio, che peraltro non ci intralciava minimamente.
Ho bisogno di frequentare gente diversa.
ah,nel frattempo ho letto anche la Sciatrice di Camanni e Nessundove di Neil Gaiman.
domenica, 18 febbraio 2007
Ho passato il sabato sera a bere vino con una ragazza cilena in una vineria molto walser di Alagna, mentre i nostri iscritti alla Scuola Sofferenza e Fatica risalivano nella nebbia i novecento metri di dislivello verso il traguardo di Pianalunga. Siamo diventate grandi amiche. Peccato che come tutte le persone interessanti non la rivedrò più.
Poi siamo andati a dormire in una colonia traboccante di ragazzetti dello Ski College Piemonte, che hanno sciolinato diligentemente fino all'una di notte e si sono alzati alle sei del mattino, tirandosi giù per le scale di legno con gli scarponi ai piedi. C'erano solo letti a castello, perchè la colonia è di una diocesi del fondovalle, quindi era stato eliminato alla radice ogni possibile sentiero verso la fornicazione. Avevo delle lenzuola di felpa e una trapunta in tela di ombrello. Però alla mattina nevicava, e passato l'uragano dei micro atleti si sentivano solo gli assestamenti del legno vecchissimo e un gallo in lontananza. Era la quiete perfetta, uno di quegli attimi in cui seriamente puoi pensare di cambiare la tua vita per sempre, per esempio prendendo domicilio in una vera casa Walser di Alagna o dintorni. E poi il nome walser di Alagna è Im Land, bellissimo.
lunedì, 15 gennaio 2007
Fine settimana alternativo, è iniziato la domenica, è finito oggi a mezzogiorno. Mio papà era allibito dallo sconvolgimento temporale: il Lunedi si lavora, la Domenica è giorno del Signore, il Sabato del Villaggio. E io imberbe nullafacente e non più timorata d'Iddio ero in montagna.
Ma se Sabato ho la partita, il Venerdì mi alleno e Giovedì gnocchi, dovrò pur trovare un buco per coltivare quel che resta della mia vita sociale.
Vita sociale che ultimamente sta prendendo pieghe da carmen consoli: confusa e felice.
Cmq,oggi ho studiato, ho finito un libro e domani inizio seriamente "Vita morte miracoli dei Francescani tutti". C'ho le prove:
Sabato abbiamo vinto, abbiamo giocato tutte bene, siamo tutte brave e belle, ma le avversarie fanno sapere dal loro sito internet che non siamo mica tanto brave, che non ci meritiamo il primo posto in classifica e che sottovalutiamo l'avversario. Dovrebbero cominciare a guardare in casa propria e chiedersi come mai loro hanno 6 punti e noi 22. Probabilmente sono loro che si sopravvalutano.
giovedì, 28 dicembre 2006
Ho lasciato un Lorenzo, un Cane, un piumone nuovo, una Lussi, i miei sciettini, i tagli di luce, la neve che scrocchia sotto le scarpe per piombare nella nebbia. Tre ore per tornare a casa, a ottanta all'ora, con le allucinazioni luminose per via di tutti quei rincoglioniti che accendono degli antinebbia da aeroporto.
Tutto per gli allenamenti. Abbiamo corso quaranta minuti a ritmo Betta Crè, cioè tre minuti al chilometro credo, perchè verso la fine mi sono ritrovata a correre sulle ossa vive con l'allucinazione dei Re Magi davanti a me e con sporadiche intrusioni del Signor Burns in versione Erode. Cinque minuti in più e mi ritrovavano le tibie incastrate nei femori, tipo JoeSimpson sulle Ande. Mi ripetevo in testa un mantra fotografico del posto in cui avrei dovuto essere e in effetti ha funzionato perchè sono ancora qui.
Mancano circa 36 ore e sarò di nuovo al Devero a volare: